I grassi non sono affatto un pericolo.

Mangiare troppi grassi fa male, lo sanno tutti. Una dieta di questo tipo provoca un accumulo di grasso nelle arterie, la cui ostruzione è causa di infarto, e lo stesso grasso si accumula anche nel corpo sotto forma di ciccia. Secondo l’opinione tradizionale, il responsabile è il colesterolo: poiché è stato il primo valore usato per quantificare il grasso nel sangue è diventato un sinonimo del rischio di malattie cardiache. Una spiegazione semplice e chiara che i medici propinano ai pazienti fin dagli anni ’80.

Purtroppo solo una fandonia: il colesterolo viene additato come un pericoloso criminale, ma non è così. Alcuni grassi contenuti nella nostra dieta non solo ci fanno bene, ma sono addirittura essenziali.

Uno studio del 2015 ha riesaminato i sei primi trial degli anni settanta e ottanta appurando che, malgrado la dieta fosse in grado di abbassare il livello del colesterolo – a dispetto di quanto si credeva all’epoca -, gli effetti sulla riduzione delle malattie cardiache erano pressoché nulli.

Battaglia ai grassi: le origini.

Nel 1977 il senatore G. McGovern pubblica le linee guida alimentari ufficiali per tutta la popolazione USA. Sempre più persone morivano di infarto e bisognava fare qualcosa. Grazie anche agli studi di A. Keys, fu individuata nei grassi animali la causa di questa epidemia di morti.

Il “Seven Countries Study”

Ancel Keys, era un epidemiologo del Minnesota divenuto famoso per aver inventato le razioni “K” distribuite all’esercito americano durante la seconda guerra mondiale.

In congedo sabbatico nel Regno Unito, lo studioso aveva constatato che all’epoca la dieta inglese era una congerie di grassi: ai suoi occhi prevedeva quasi esclusivamente fish and chips unto e bisunto, salsicce e purè di patate, uova  pancetta. Inoltre aveva notato che gli inglesi benestanti, come i loro omologhi americani, potevano permettersi di mangiare di più e quindi morivano con maggiore frequenza per infarto, un evento che in precedenza era piuttosto raro.

Tornato negli Stati Uniti, Keys era deciso a ottenere i finanziamenti per provare la sua ipotesi. Era conosciuta come “Ipotesi dei lipidi” ed era definita in termini semplici come una semplice matematica. I grassi saturi aumentano il colesterolo e il colesterolo causa malattie cardiache. Keys cerca di dimostrare la teoria con il suo “Seven Countries Study”.

Su 22 paesi visitati A. Keys riportò solo i risultati di 7 paesi, cioè quelli dove – in qualche modo – era stato possibile riscontrare una relazione tra il consumo di grassi e la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche. Gli altri 15 paesi non avevano dimostrato nessuna relazione tra grassi e mortalità cardiovascolare.

In realtà nemmeno i 7 paesi riportati nello studio pubblicato erano in grado di sostenere quella tesi, come hanno dimostrato anni dopo alcuni ricercatori che hanno ripreso e analizzato tutti i dati grezzi che erano stati raccolti. I grassi non erano, e non sono, assolutamente colpevoli della mortalità cardiovascolare.

Ma non importava, la dieta non era cosa facile da misurare. Gli studi ebbero una vasta eco nella stampa e incisero profondamente sui medici e sul pubblico, al punto che le politiche alimentari furono modificate per ridurre l’assunzione di grassi.

 I risultati.

Mano a mano che che nel mondo sviluppato si diffondeva questo semplice messaggio (“i grassi sono letali”), la nostra dieta cambiò in peggio. Oltre a ridurre la diversità del cibo, ci privò di molti nutrienti.

La demonizzazione di uova, burro, carne, ecc. ha portato in questi decenni sulle nostre tavole moltissimi cibi industriali. Prodotti “scremati”, “dietetici”, “light”, vero cibo spazzatura pieno di conservanti, zucchero e sale. Inoltre, fu promosso il consumo di cereali e legumi, per compensare le calorie non più introdotte con i grassi.

40 anni dopo: un fallimento. Un aumento vertiginoso di resistenza insulinica, diabete, sindrome metabolica, ictus, cancro. Aumento del diabete del 166%. Un americano su 10 ha questa malattia, che costa alla nazione 245 miliardi di dollari all’anno. Altri 86 milioni di persone hanno il pre-diabete. L’America è uno dei Paesi con più obesi al mondo. Le malattie cardiovascolari sono ancora la causa di morte numero uno.

 I miti da sfatare.

Per lungo tempo gli scienziati hanno pensato che sapessimo distinguere le combinazioni di grassi buone da quelle cattive, ma non è così.

Ad oggi sappiamo che il colesterolo costituisce gran parte della struttura cerebrale, del sistema nervoso e la membrana di tutte le cellule corporee. Anche che la semplicistica divisione in colesterolo buono (HDL) e cattivo (LDL) non è corretta. Sappiamo che il colesterolo è sintetizzato per l’80% partendo dallo zucchero tramite processi endogeni, e in minima parte introdotto con i cibi. Così come è chiaro che i grassi saturi sono parte integrante della struttura corporea e hanno funzioni fondamentali nel benessere di corpo e mente. Nessuno studio ha mai confermato il sovraccarico renale nei consumatori di proteine. INSOMMA, TUTTO DA RIFARE.

Il vero colpevole.

Negli Stati Uniti si stima che il consumo di zuccheri sia aumentato del 200% rispetto agli ’50.

L’Europa segue da vicino. Le recenti ricerche mostrano che è il consumo eccessivo di carboidrati la causa di questa epidemia di diabete e malattie cardiovascolari. Si parla di numeri altrettanto elevanti rispetto alla crescita di malattie neurodegenerative come demenza, Parkinson, Alzheimer, ecc. Oltre ai carboidrati, il dito è puntato contro i cosiddetti grassi trans. Questi sono oli vegetali idrogenati, manipolati quindi e contenuti in tutti i prodotti industriali e confezionati per aumentarne la durata di conservazione.

Così è stato ad esempio per i 135.000 soggetti analizzati su 18 nazioni diverse dall’Università dell’Ontario. Lo studio è stato presentato al Congresso di Cardiochirurgia Europea a Barcellona. Secondo questi ricercatori infatti il vero pericolo per il cuore, la vera causa di infarti e ictus non sarebbe il grasso animale ma i carboidrati.

Non solo, mentre questo campione di soggetti veniva studiato in base ai pericoli dell’assunzione in eccesso di pane e pasta, si notava che la loro assunzione di grassi nella dieta quotidiana non solo non aumentava il rischio di malattie cardiovascolari ma addirittura in certi casi lo diminuiva. L’assunzione di grassi saturi lo diminuiva del 14%, quello di grassi monoinsaturi del 19% e addirittura meno 29% per chi consumava grassi polinsaturi!

Una meta-analisi del 2010 ha mostrato che non c’è nessuna correlazione tra rischio cardiovascolare e il consumo di grassi saturi. Lo stesso è stato confermato da un’altra meta-analisi pubblicata subito dopo, che ha preso in considerazione 80 studi e oltre un milione di soggetti;

In questo articolo puoi leggere i risultati di ricerche sugli effetti devastanti per l’organismo, dati dal consumo eccessivo di zuccheri.

Contrordine: tutti i grassi fanno bene.

Assolutamente no, ma i grassi non sono la causa indiscriminata dell’aumento di peso, delle malattie cardiovascolari, ecc.

All’interno di quel gruppo di sostanze grasse definite lipidi, è importante fare una distinzione per tipologia e qualità. Il rischio ancora una volta, quando si affrontano argomenti complicati come la biochimica, è quello dell’ eccessiva semplificazione di una questione molto articolata.

Proverò a breve in un altro articolo, a darti qualche informazione in più a proposito dei grassi, delle loro tipologie e dei pro e contro annessi e connessi al loro consumo.

 

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