Denti e Postura

Sembra una leggenda lo so, ma lo stato della tua occlusione dentale può modificare la tua postura. E se può modificare la tua postura può anche diventare causa indiretta di disagi muscolo-scheletrici, dai più leggeri ai più gravi.

Mentre è ormai abbastanza risaputo che un rapporto mandibolo-craniale non fisiologico può comportare la comparsa della cosiddetta Sindrome dell’Articolazione Temporo-Mandibolare, caratterizzata da dolori cervicali, mandibolari, click o scrosci dell’articolazione della mandibola, acufeni, infiammazione del trigemino e quant’altro, è meno noto che la stessa caratteristica possa essere causa di alterazione dell’equilibrio posturale globale, portando a sofferenze articolari e muscolari anche molto distanti dal cranio.

Esiste un gesto automatico che compiamo quotidianamente con la bocca, oltre 1000 volte, in alcuni casi fino a 2000: la deglutizione.

Quando deglutisci i denti si serrano e la lingua, se l’occlusione è in fisiologia, sale e spinge contro il palato, è una cosa molto facile da percepire e potresti provare tu stesso in questo momento. In relazione alla condizione dei denti, i muscoli decideranno se tirare la mandibola più a destra o a sinistra, più indietro, più avanti, lateralmente e via dicendo, per trovare una posizione dove il rapporto della mandibola con il cranio consenta di completare l’occlusione dentale mentre cerchiamo di deglutire. I muscoli della serratura e dell’abbassamento mandibolare lavoreranno in sinergia, in maniera diversa da persona a persona: qualcuno di noi ha denti perfetti, qualcuno potrebbe averne persi, qualcuno potrebbe avere un ponte o denti consumati, qualcuno un’ arcata superiore più stretta del fisiologico per allattamento artificiale, e via dicendo, le possibilità sono innumerevoli. Di enorme rilievo anche il ruolo dello stress nell’attivazione della serratura dentale.


La relazione tra i muscoli ioidei, i muscoli serratori e la struttura vertebrale è molto stretta, cosi come tra questi, il cranio e le scapole, sia per connessione muscolo-fasciale diretta, sia per necessità funzionale.

Nella realizzazione dell’equilibrio in bipodalismo che interessa il nostro corpo durante la giornata, i sistemi neurologico, muscolare e scheletrico si adoperano per mantenere la posizione più efficiente possibile con il minor utilizzo possibile di energia e assenza di dolore. Questo comporta che se il lavoro in attivazione della muscolatura masticatoria è reso perpetuo dalla condizione dentale, i territori muscolo-scheletrici adiacenti si applicheranno per rendere questo impegno meno gravoso.


 

Di seguito riporto una semplice quanto efficace macro-differenziazione di casi occlusali e alterazioni posturali correlate fatta da Mauro Lastrico, presidente Associazione Italiana Fisioterapisti Metodo Mézières, nel suo libro “Biomeccanica muscolo scheletrica e metodica Mézières”.

 

DIFFERENZA DI LUNGHEZZA TRA I DENTI (PRE-CONTATTO)

Nel caso in cui in un’arcata dentaria vi siano dei denti troppo corti o lunghi, durante il movimento di chiusura della bocca  i muscoli masticatori agiranno in maniera asimmetrica e con intensità superiore a quella fisiologicamente necessaria. La prima conseguenza sarà che il condilo della mandibola del lato dei denti corti per permettere il contatto, dovrà posizionarsi oltre la posizione fisiologica risalendo verso la fossa del temporale. La mandibola avrà così un movimento torsivo. Inoltre la risalita del condilo provoca una proiezione anteriore del menisco. Poiché all’ interno della fossa mandibolare vi sono molti recettori, questo evento può scatenare sintomatologie dolorose per lo più localizzate all’ATM, all’orecchio, al capo. Di conseguenza subentra un’attività muscolare asimmetrica ed in eccesso di intensità che coinvolge non solo i muscoli masticatori ma anche altri distretti muscolari. Le vertebre cervicali perderanno la loro posizione simmetrica, potrà essere elevata una spalla e, se il processo durerà nel tempo, si potrà produrre una serie complessa di alterazioni scheletriche e quindi di postura corporea.

ECCESSIVO SPAZIO LIBERO

In condizioni di riposo, cioè con i muscoli masticatori rilassati, i denti posteriori non dovrebbero essere a contatto, ma presentare uno “spazio libero” (free-way space) di circa 2mm. Questa è la condizione ritenuta di riposo e fisiologica dai centri cerebrali. Nel caso in cui lo spazio libero sia eccessivo, ad esempio per denti complessivamente “troppo corti”, per mantenere uno spazio libero corretto i muscoli masticatori dovrebbero essere perennemente in tensione. Per ovviare questo sforzo continuo, il sistema muscolare ed in particolare i muscoli anteriori del collo, prendendo punto fisso sulla terza vertebra toracica, spostano l’intero capo in avanti. In questo modo le arcate dentarie  si avvicinano scaricando il lavoro dei muscoli masticatori. Portare il capo in avanti però significa anche spostare il baricentro corporeo. Per evitare la perdita dell’equilibrio i distretti muscolari sottostanti dovranno attivarsi, modificando l’andamento dell’intera sinusoide vertebrale e, conseguentemente, la verticalità dei segmenti corporei. Anche in questo caso si avrà come conseguenza un’alterazione posturale.

DIMINUZIONE O ASSENZA DELLO SPAZIO LIBERO

In questo caso lo spazio libero è ridotto se non assente. Prendendo come  esempio il caso in cui i denti siano complessivamente “troppo lunghi”, come ad esempio per la presenza di una protesi non eseguita nel rispetto del rapporto mandibolo-craniale, per mantenere uno spazio libero corretto si attiveranno i muscoli posteriori del collo in modo da arretrare il capo. In questo modo le arcate dentarie si distanziano scaricando il lavoro dei muscoli ioidei. Nuovamente, il baricentro del corpo subirà uno spostamento, stavolta posteriore e, nuovamente, i muscoli sottostanti dovranno attivarsi per il mantenimento dell’equilibrio, agendo sull’intera colonna vertebrale e alterando la verticalità dei segmenti corporei. La conseguenza sarà un’ alterazione posturale.

*     *     *

Protratta nel tempo, l’alterazione posturale può sfociare in sintomi dolorosi e conflitti articolari anche a distanza dal punto di partenza dello squilibrio d’origine, in questo caso il rapporto mandibolo-craniale.

La presenza di una problematica occlusale permette comunque un intervento manuale efficace sulle problematiche posturali, è però importante tenere presente che finché la malocclusione non viene corretta in ambito odontoiatrico, il lavoro educativo andrà perso con il tempo per il continuo richiamo della mandibola alla compensazione corporea. La sinergia con il lavoro dell’odontoiatra gnatologo è in questi casi assolutamente necessaria, il più delle volte per riarmonizzare velocemente il rapporto tra le arcate è sufficiente l’utilizzo di un bite, che dovrà essere funzionalizzato su quella che è la tua condizione dentale specifica. Una volta ottenuto questo strumento sarà possibile lavorare sulla postura con garanzia di mantenimento. La stabilizzazione definitiva del rapporto mandibolo-craniale si avrà però esclusivamente con l’intervento ortodontico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.