L’Armonia Morfologica: Il Metodo Mézières

Il Metodo Mézières nasce nel 1947 ad opera di Françoise Mézières, ma continua a svilupparsi nel corso della vita della riabilitatrice francese, che muore nel 1991 a Noisy sur l’Ecole, dopo oltre cinquanta anni di attività, ricerca e formazione. Le geniali intuizioni della Mézières costituiscono ancora oggi le basi di tutte le scuole di rieducazione posturale più avanzate in Italia, le quali hanno raccolto e poi declinato a loro modo, secondo la propria personale ricerca e visione terapeutica, i dettami della fisioterapista. Numerosi elementi sono inoltre comuni all’approccio osteopatico. Ma in cosa consistono queste geniali scoperte?

PRIME OSSERVAZIONI

Il Metodo nasce dall’osservazione di un fenomeno inaspettato da parte della Mézières nel 1947.

Il fenomeno viene osservato su una paziente affetta da ipercifosi dorsale e periartrite scapolo-omerale bilaterale, curata per due anni con corsetto di cuoio e ferro.

Questo non solo non aveva portato miglioramenti, ma le aveva procurato escoriazioni.

Françoise Mézières, dopo aver tentato, senza successo, mentre era in posizione seduta, di farle portare le spalle indietro premendo sull’apice della cifosi, non trovò altre soluzioni che distenderla sul dorso (figura 1) ed esercitare una pressione sulle spalle (figura 2).

Questa manovra poco efficace per le spalle, provocò immediatamente una marcatissima iperlordosi lombare (fig 2).

Impedendola con la retroversione del bacino per mezzo della flessione delle ginocchia sull’addome, l’iperlordosi si spostò immediatamente al livello del collo (fig 3).

Mézières ripetè più volte l’esperimento ed il fenomeno continuò a presentarsi fornendo chiari dati sullo stato dei muscoli dorsali in esame. Da ciò dedusse che la lordosi si era spostata lungo il rachide come un anello lungo un asse e quindi che:

  1. I numerosi muscoli dorsali si comportano come un unico muscolo;
  2. Questi sono troppo corti;
  3. Tutte le azioni localizzate, tanto in allungamento che in accorciamento, si ripercuotono istantaneamente su tutto l’insieme della muscolatura;
  4. Gli sforzi, gli allungamenti, le detorsioni, il dolore, implicano immediatamente un blocco diaframmatico in inspirazione. Il diaframma quindi, non è solo motore respiratorio, ma anche muscolo accentuatore della lordosi lombare attraverso l’azione esercitata dai suoi pilastri sulla L2 a sinistra e sulle L2-L3 a destra, azione in cui i pilastri del diaframma sono sinergici dello psoas che esercita una trazione anteriore sulla colonna da D12 a L5.

 

IL LAVORO GLOBALE

Dalla descrizione delle prime osservazioni è emerso che i muscoli dorsali si comportano come un unico muscolo; ciò dà origine a quelle che Mézières definisce catene cinetiche. Una catena cinetica è un sistema di muscoli poliarticolari che si ricoprono e si influenzano come le tegole di un tetto. Tutti gli elementi di una catena cinetica sono solidali, così che tutte le azioni localizzate (sia allungamenti che accorciamenti) provocano il raccorciamento del sistema, per flessione o rotazione.

Un’azione localizzata produce delle retrazioni muscolari a monte o a valle della zona interessata e quindi la “lunghezza totale” della muscolatura non viene modificata. Altro fattore di inefficacia delle azioni localizzate è rappresentato dal fatto che un qualunque dismorfismo non è mai espressione di un accorciamento muscolare locale, ma è espressione dell’accorciamento dell’insieme e le alterazioni morfologiche sono distribuite per micro o per macro su tutte le articolazioni. Da ciò deriva che, qualunque sia il problema, è necessario guardare al corpo nel suo insieme osservando tutti i compensi e, successivamente, trattarlo nella sua globalità.

 

L’ARMONIA MORFOLOGICA

Secondo Mézières, l’Uomo ha una sua forma ottimale e tutte le deviazioni da questa forma perfetta non sono altro che l’espressione del disequilibrio corporeo in atto, che porterà alla comparsa dei processi patologici, visti non più come fenomeni accidentali, ma come il prodotto di più fattori operanti nel tempo. Per Mézières tutti i dismorfismi che non siano causati da un’alterazione strutturale congenita o acquisita, sono sempre correggibili, indipendentemente dall’età del paziente. Questi i parametri:

 

  • visto dal davanti: i due emilati corporei sono simmetrici con le anche e le spalle allo stesso livello e prive di rotazioni, gli arti inferiori hanno gli alluci, i malleoli, i polpacci (terzo superiore), le ginocchia e le cosce (terzo superiore) in leggero contatto;
  • visto di profilo: lungo una linea immaginaria perpendicolare al terreno, si troveranno in allineamento i talloni, i polpacci (terzo superiore), i glutei, la spinosa della quinta vertebra toracica e l’occipite.

 

LA TECNICA

E’ la muscolatura organizzata in catene che influenza lo scheletro: agendo sulla prima si può correggere il secondo. Dai principi fin qui esposti è derivata una tecnica fondata sulla necessità di evitare l’aumento analitico della forza di ciascun muscolo. Tale tecnica prevede, al contrario, l’allungamento dell’insieme dei muscoli in catena. Durante il trattamento la morfologia del paziente verrà di continuo messa a confronto con quella del biotipo di riferimento e col progressivo avvicinamento dei parametri, si avrà la soluzione del problema patologico in corso. Il lavoro sarà contemporaneo su tutte e quattro le catene perché le azioni localizzate non modificano la lunghezza totale della muscolatura. Il lavoro sarà svolto in espirazione perché durante il momento inspiratorio o nell’apnea, il diaframma, agendo sui suoi pilastri, determina un’accentuazione della lordosi lombare, quindi un accorciamento. Il lavoro si avvarrà delle contrazioni isometriche in massimo allungamento fisiologico o relativo della fibra muscolare, perché sono le uniche in grado di far aumentare il numero dei sarcomeri in serie, facendo sì che il muscolo guadagni in lunghezza, elasticità e forza.

 

 

One comment on “L’Armonia Morfologica: Il Metodo Mézières

  1. Grande mezieres.

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