IL Cervello Trino: armonia tra ragione, emozioni, biologia

Il cervello trino (a tre parti), è una teoria sviluppata dal neuroscienziato Paul D. MacLean riguardante le funzioni e la struttura cerebrale. Queste strutture cerebrali si occupano di risposte emotive, fisiche e comportamentali ben diverse tra loro e talvolta anche completamente opposte o contrastanti, ma tutte hanno un obiettivo comune: assicurare la nostra sopravvivenza.

Il cervello si sviluppa dal basso verso l’alto:

  • l’archipallium  o cervello rettiliano, costituito dal cervelletto e dal bulbo spinale, si sviluppa nel grembo materno e organizza le funzioni vitali di base. Controllo di arousal, sonno/veglia, fame/sazietà, respirazione, ritmo cardiaco, omeostasi chimica sono tra le sue attività. E’ altamente sensibile alla minaccia, per tutta la durata della nostra vita.
  • il paleopallium o cervello mammaliano, costituito dal sistema limbico, si organizza soprattutto durante i primi sei anni di vita ma continua a svilupparsi poi in relazione all’utilizzo. Contiene una sorta di mappatura della relazione tra l’organismo e l’ambiente, controlla la pertinenza emotiva, la categorizzazione e la percezione affidandosi alle memorie accumulate in maniera cognitivo-esperienziale.
  • il neopallium o neocorteccia, costituita dagli emisferi cerebrali, si sviluppa per ultima. Fra le altre cose, si occupa di pianificazione e anticipazione comportamentale, senso del tempo e del contesto, inibizione di azioni inappropriate e comprensione empatica.

Come spiega Bruce Perry, lo sviluppo del cervello è “uso-dipendente”. E’ un altro modo per descrivere la neuroplasticità e, cioè, la scoperta relativamente recente che i neuroni “si attivano insieme, si collegano insieme”. Quando un circuito si attiva in modo ripetuto, può diventare uno schema predefinito: la risposta che con maggior probabilità verrà innescata. Se ci si sente al sicuro e amati, il cervello si specializza nell’esplorazione, nel gioco e nella cooperazione; se si è spaventati e indesiderati, il cervello diventerà esperto nella gestione dei sentimenti di paura e abbandono; se ci si sente minacciati, in pericolo o in presunto tale, si risponderà più facilmente con rabbia e aggressività o con la disconnessione completa.

Ognuna di queste risposte utilizza percorsi neurali, endocrini e immunitari ben definiti, così come di atteggiamento corporeo. Utilizza adrenalina, noradrenalina e cortisolo per l’attivazione corporea globale, coinvolge i muscoli dell’espressione facciale cosi come quelli posturali per il mantenimento di atteggiamenti che siano recepibili dal’interlocutore, coinvolge il cuore e la respirazione.

Utilizzare gli stessi schemi di risposta comportamentale, oltre a complicarci la vita in fase relazionale, (potrei ad esempio essere aggressivo anche quando non è necessario portandomi ad inutili discussioni, o troppo razionale e calcolatore anche quando potrei abbandonarmi al cuore e godermi le situazioni) porta i percorsi fisiologici legati all’espressione emotiva a non trovare mai la maniera di riposare, sfociando anche in problematiche posturali ad ampio spettro, dai dolori muscolari e articolari, ai problemi gastrointestinali, a quelli circolatori o mandibolari (serrare i denti è tipico di una forte attivazione da stress).

Diversi sono i motivi che ci portano a scegliere in maniera automatica come comportarci, tra cui traumi non elaborati e stress ripetuto. Se non siamo in presenza di gravi traumi emotivi che lo giustifichino e rendano auspicabile l’incontro con uno psicoterapeuta, possiamo provare a riportare in fisiologia i nostri automatismi adattivi in autonomia, imparando a controllare il nostro corpo grazie a delle tecniche di consapevolezza corporea, ribilanciando la risposta emotiva e quindi fisica, partendo da una migliore percezione di noi durante la quotidianità, sviluppando vantaggi multidirezionali senza bisogno dell’ausilio di farmaci o consulenze di vario genere.

 

 

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